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Chi abita o visita il versante orientale dell’Etna, quel fianco cioè caratterizzato dalla presenza della grande Valle del Bove, avrà sicuramente notato la Rocca Musarra emergere dalla “pancia” del vulcano. Di fatto da lontano Rocca Musarra sembra un gigantesco “dente” circondato da secoli di colate laviche solidificate. Un testimone storico importante, perché racconta al mondo di oggi come era l’Etna diverse migliaia di anni fa. Ma Rocca Musarra non è solo un monumento naturale eccezionale. È anche la meta di escursioni avventurose e il ricordo di leggende antiche legate a un cattivissimo bandito!

 

Rocca Musarra, l’antenata dell’Etna

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photo by Marco Neri

“La collocazione geologica di Rocca Musarra  è problematica” dicono gli studiosi esperti nei loro scritti. Perchè si tratta di lave stratificate talmente antiche che si sta ancora cercando di stabilire quale fosse la loro origine. Ovvero se appartengono alla parete sudovest della valle o a residui affioramenti della parete nord. Ma tutti sono concordi nel dire che Rocca Musarra è  quel che rimane del primo apparato vulcanico, il cosidetto “Trifoglietto”, collassato nel corso dei millenni .

 

Come precisa il vulcanologo Marco Neri: “La rocca affiora per erosione, a causa della formazione della Valle del Bove, che ha ‘scoperchiato’ il fianco orientale del vulcano attraverso una enorme frana avvenuta, presumibilmente, attorno a 10.000 anni fa”.

Il vulcano Trifoglietto aveva raggiunto un’altezza massima di circa 2400 m.  In seguito si formarono quattro centri eruttivi minori che si sovrapposero del tutto sui fianchi dei vulcani Rocche e Trifoglietto. Tali vulcani costituirono la struttura di tipo stratovulcano dell’edificio etneo attuale, con la sovrapposizione di diversi centri eruttivi . Insomma guardare e toccare Rocca Musarra significa leggere la storia di un’antenata dell’Etna, così come si legge la storia umana dentro un museo di archeologia.

Ammirando la rocca del bandito

Rocca Musarra è alta circa 85 metri, con una base immersa e circondata da strati e strati di colate laviche. Si eleva dalla lava nuova con le sue pareti di roccia più antica, caratterizzati da stratificazioni e spaccature verticali. In cima cresce rigogliosa una vegetazione selvatica, rifugio di molte specie di uccelli. Ogni tanto le capre dell’Etna si spingono fin quassù, anche se di norma preferiscono abitare negli anfratti delle altre rocche situate più in basso rispetto alla Musarra.

Il nome della rocca pare derivi dalla leggenda di un famoso bandito, di cognome appunto Musarra, il quale seminava il terrore lungo le mulattiere del versante orientale dell’Etna. Rapinava in particolare i carrettieri e i mercanti che salivano o scendevano tra i paesi di montagna e la costa ionica. Dopo le razzie, nessuno riusciva mai a trovarlo perchè faceva perdere le proprie tracce in Valle del Bove. Il suo rifugio, infatti, era dentro una delle fenditure della roccia che si aprono nella Rocca che ancora oggi porta il suo nome.

Escursione verso la Rocca Musarra

Il sentiero escursionistico per raggiungere Rocca Musarra parte da Rifugio Pietra Cannone,

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photo by Marco Neri

sulla strada Mareneve di Milo. Da qui ci si incammina sul sentiero  731 in direzione Rocca Capra tra boschi di castagni e colate di lava. Si passa dalle Case Fichera, sommerse per metà dalla lava dell’eruzione del 1979. Poco lontano, una lapide ricorda il coraggioso “Saro Ruspa” (Rosario Di Carlo), il manovratore di pala meccanica che nel 1992 contribuì a creare in breve tempo una diga per deviare l’eruzione che minacciava Zafferana.

Il sentiero che Saro Ruspa con il suo mezzo meccanico ha aiutato a tracciare, oggi è percorso da molti escursionisti e facilita l’ingresso in Valle del Bove. Qui si cammina su un vero e proprio deserto di lava, costeggiando il cosiddetto “Vulcano delle Rocche”, Rocca Capra e Rocca Palomba. Distaccata dalle altre rocche, ecco che si eleva Rocca Musarra. Grazie alle montagne di lava che l’hanno quasi del tutto coperta su di un lato si può anche arrivare fino in cima, senza troppa fatica. Da lassù si può ammirare la costa, da un lato, e gli attuali crateri attivi dell’Etna dall’altro.

L’escursione è abbastanza pesante, a causa di terreni spesso ripidi e difficili. Dura in tutto 4 ore, soste escluse, e copre quasi 10 km a piedi. Consigliata a chi è veramente molto ben allenato, o comunque a chi è abituato a camminare su percorsi non del tutto lineari e in ogni condizione di tempo. La difficoltà è medio-alta.

Da dove ammirare Rocca Musarra

Se non volete affrontare la dura escursione fino ai piedi di Rocca Musarra potete andare ai punti panoramici dai quali la rocca è ben visibile.  Sul lato nord, dalla strada che sale al Citelli, si può imboccare il sentiero per Monte Scorsone e Monte Rinatu che porta a un affaccio su Valle del Bove. La Rocca sarà proprio ai vostri piedi.

In alternativa, seguendo l’ombroso e affascinante sentiero di Monte Ilice, da Zafferana Etnea, si sale fino al punto panoramico di Monte Fontana che si trova proprio di fronte alle rocche della Valle del Bove. Rocca Musarra sarà uno dei panorami spettacolari che potrete godere da questo belvedere. Assicuratevi comunque di percorrere questi sentieri in compagnia di guide esperte, perchè è facile perdersi e ancor più facile cadere, in alcuni punti in cui la via si fa stretta e sdrucciolevole.

Altre informazioni utili

Per organizzare una escursione a Rocca Musarra o ai belvedere su Rocca Musarra prendete come punti di riferimento i paesi di Milo e Zafferana Etnea. Li raggiungete facilmente da Catania e da Taormina (autostrada A18, uscite di Acireale o di Giarre), seguendo poi le indicazioni stradali per Milo, Zafferana Etnea o Paesi Etnei.

L’aeroporto più vicino è quello di Catania.

Non mancano le occasioni di alloggio, soprattutto in deliziosi B&B a conduzione familiare, a Milo e Zafferana paesi abituati al turismo tutto l’anno.

(la foto sopra il titolo è di G Musumeci – per le foto dentro l’articolo si ringrazia il dott Marco Neri)


Autore: Grazia Musumeci