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Nel 1879 l’Etna si “spaccò” su due versanti diversi e un’improvvisa eruzione doppia colse di sorpresa campagne e città. Non era un evento straordinario, ma sicuramente erano secoli che non se ne verificava uno così importante. Le popolazioni del tempo si ritrovarono a combattere il vulcano su due fronti e a “subirlo” pesantemente in alcune contrade. Inizialmente sembrava “l’eruzione perfetta”, anche se più di un secolo dopo sarebbe stata soppiantata da un evento ancor più spettacolare, la doppia eruzione del 2002. L’eruzione del 1879 rimane quindi quella “quasi perfetta”.

Come iniziò l’eruzione

L’eruzione ebbe inizio il 26 maggio 1879, con una frattura che si aprì sul versante sud-ovest, sopra la città di Biancavilla. L’attività era stata preceduta da terremoti e da una notevole ripresa del ribollire delle Salinelle di Paternò, i vulcanelli di fango situati a sud dell’Etna. La città di Catania e il suo hinterland ebbero appena il tempo di darsi da fare per mettere in sicurezza le popolazioni quando uno sciame sismico annunciò movimenti anche sul versante opposto, a nord. Tre giorni più tardi, come commentò lo scrittore Federico De Roberto allora appena giunto in Sicilia (vedi blog IL VULCANICO), la terra si spaccò sopra Passopisciaro, tra Randazzo e Castiglione.

eruzione 1879 2Evoluzione dell’eruzione

Mentre l’eruzione del lato sud si fermava dopo pochi giorni, le fratture aperte a nord emisero un fiume di lava che scese a valle minacciando da vicino Randazzo e distruggendo alcune frazioni di Castiglione. Si temette per un attimo che la lava intercettasse il corso del fiume Alcantara causando esplosioni nelle strette gole rocciose, ma questo per fortuna non avvenne.

Il fiume infuocato però entrò nel letto del torrente Pisciaro e raggiunse le case del borgo di Passopisciaro devastando soprattutto i preziosi vigneti. Il fenomeno si concluse nel mese di giugno, non senza aver scosso ancora la terra, con un grosso terremoto che il 16 di quel mese colpì il fianco orientale.

Con questa eruzione iniziò la vulcanologia catanese

A questa eruzione tanto importante assistette il professor Silvestri, un vulcanologo toscano accorso in Sicilia per assistere al fenomeno. Le sue relazioni e i suoi disegni dell’evento sono un primo importante registro tecnico di eruzione eseguito sull’Etna. A seguito di questa eruzione due fatti storici diedero vita ad altrettante importanti pratiche: i sussidi finanziari per la ricostruzione, utilizzati qui per la prima volta per recuperare i tanti vigneti distrutti; lo studio della vulcanologia sull’Etna.

Il professor Silvestri e i suoi collaboratori infatti crearono, per la prima volta in Sicilia, le “stazioni sismiche”. Furono cioè organizzate sui quattro fianchi del vulcano delle basi che potessero raccogliere in tempo reale i dati di terremoti ed eruzioni. Il lavoro di sistemazione di questa preziosa rete durò per alcuni anni ma nel 1883 l’Etna era già “sotto controllo” da parte dell’uomo. Da quella prima squadra di vulcanologi forestieri nacque a Catania l’istituto di geofisica e di vulcanologia, oggi uno dei migliori nel mondo.

Visitare i luoghi dell’eruzione

Per visitare i luoghi dell’eruzione del 1879 basta percorrere la strada che da Giardini Naxos (uscita dell’autostrada A18) sale verso le Gole dell’Alcantara e Castiglione di Sicilia. Inoltrandosi nella vallata si incontrano oggi distese di splendidi vigneti rinati sopra quelle lingue di lava. Passopisciaro e Solicchiata oggi sono dei quartieri vivaci, che producono ottimi vini, e vivono ancora all’ombra di quel vulcano che li aveva distrutti.

I luoghi di questa eruzione si possono raggiungere anche dalla strada che da Zafferana Etnea (uscite autostradali A18 ad Acireale o a Giarre) porta a Milo e da lì verso Linguaglossa. Il percorso da qui è più lungo ma anche più panoramico. Dall’autostrada si può uscire anche direttamente a Fiumefreddo e ritrovarsi a pochi chilometri dallo scenario dell’eruzione seguendo le indicazioni per Piedimonte e Linguaglossa. (foto di Grazia Musumeci)


Autore: Grazia Musumeci