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Un grande vulcano come l’Etna ha ispirato da secoli timore e rispetto. Non è affatto strano, quindi, che nel tempo si siano tramandati tra le popolazioni locali miti e leggende nati dalla fantasia di uomini antichi che non sapevano come spiegarsi certi fenomeni spaventosi regalati dalla terra. Sono tante le storie legate a questo vulcano, e vogliamo invitarvi a scoprirle insieme a noi anche visitando fisicamente i luoghi in cui esse sono ambientate.

L’Etna e Gli Antichi Miti

Perfino i Greci raccontavano fiabe mitologiche sul vulcano Etna e proprio dai loro scritti sono giunte fino a noi bellissime leggende. Come quella della Fucina di Efesto. Secondo il mito, Efesto fu cacciato violentemente dall’Olimpo dopo un litigio con Giove. Atterrò di malo modo su una bellissima isola causando un buco in una montagna. Efesto decise quindi di utilizzare quella stessa montagna come propria officina di fabbro … ed ecco perché da allora l’Etna spruzza scintille di fuoco!

Un altro mito greco è legato al gigante Tifeo. La sua punizione per aver sfidato Giove fu quella di essere legato mani e piedi e condannato a sorreggere la Sicilia per sempre: i suoi piedi sarebbero sul capo Lilibeo, il suo braccio destro è legato al capo Faro o Peloro e il braccio sinistro, in basso, sul capo Passero. La sua testa giace sotto l’Etna, per cui quando il vulcano brontola ed emana fuoco è in realtà il lamento di protesta di Tifeo.

Tutti conoscono la storia del pastorello Aci innamorato della ninfa marina Galatea. I due amanti furono contrastati dal ciclope Polifemo, il quale per avere la bella tutta per sé, uccise Aci lanciandogli contro enormi massi. Polifemo in realtà è l’Etna, il suo unico occhio rappresenta il bagliore rosso del cratere, e ogni tanto ancora, come allora, lancia enormi pietre pericolose in aria.

Leggende Contemporanee sull’Etna

In tempi più recenti sull’Etna si sono sviluppate nuove leggende legate però alle forme di certe rocce, ad eventi legati alle eruzioni. Come la storia dei Fratelli Pii (si chiamano così due hornitos gemelli situati sul fianco nord): la leggenda vuole che questi fossero un tempo due giovani fratelli che, sorpresi ad alta quota da una terribile eruzione, decisero di affrontare la lava per salvare i propri anziani genitori.

mito polifemo POMPEO BATONI 1761Una volta caricati del peso dei due vecchietti, però, non riuscirono più a correre e la lava li aveva quasi raggiunti lungo la via verso valle. I giovani allora si gettarono in ginocchio e supplicarono gli dei e, come per miracolo, la lava si divise in due bracci, risparmiandoli e creando un’isola sicura sulla quale la famiglia attese la fine dell’eruzione.

Un’altra leggenda è legata nientemeno che alla regina Elisabetta I di Inghilterra. Secondo una strana narrazione, dopo la sua morte la sovrana britannica venne gettata nell’inferno attraverso i crateri dell’Etna. Fu il diavolo in persona a trascinarla con sé per quella via, ma non si accorse che durante il volo una delle pantofole indossate da Elisabetta era caduta e si era persa “dalle parti di Bronte”. Due secoli dopo, nel 1799, quando l’ammiraglio Nelson ottenne in dono il castello di Maniace, una notte vide una misteriosa dama – il fantasma della regina – che gli affidò un cofanetto. Dentro era custodita la famosa pantofola che oggi si dice sia custodita da qualche parte nel palazzo di Bronte.

Usanze Legate al Mito

Tra le usanze ancora oggi vive sul vulcano, una è particolarmente commovente. I contadini che abitano sui suoi fianchi credono ancora che l’Etna sia un essere vivente, una madre o un padre, che si può rabbonire quando è arrabbiato. Per questo, se un’eruzione minaccia da vicino una casa o un paese, alcune persone prima di scappare lasciano la tavola apparecchiata con una bottiglia di buon vino sopra. Si crede ancora che l’Etna, apprezzando il dono, la risparmierà. Vi sembrerà strano ma … di solito succede proprio così!


Autore: Grazia Musumeci