Fichi d’india: un segreto siciliano di bontà



Il fico d’india, come dice la parola stessa, non nasce in Sicilia. Fu “scoperto” dai primi europei che colonizzarono le Americhe – allora chiamate erroneamente Indie – e inizialmente non si pensava affatto che fosse commestibile. Veniva esposto nei giardini e negli orti botanici come curiosità per stupire gli ospiti o per far colore. L’abitudine a degustare i suoi ottimi frutti venne dopo, tra il XVII e il XIX secolo, quando la pianta aveva ormai trovato habitat ideale nel Sud Europa e in buona parte dei paesi nordafricani.

Perché allora parliamo di “segreto siciliano”? Perché la Sicilia è produttrice di ben quattro varietà di questa piantaValbelice, Val Torto, San Cono o dell’Etna e Bastadduna di Calatafimi – e perché qui si sono sviluppati diversi modi interessanti di lavorare e di gustare i suoi frutti. I frutti maturano in tempi diversi e richiedono molta pioggia nei mesi immediatamente precedenti alla fioritura. Si possono raccogliere già ad agosto ma i più saporiti sono quelli che maturano tra settembre e ottobre. Vi vogliamo regalare un piccolo viaggio delizioso nel magico mondo dei fichi d’india e invitarvi a provarlo in tutte le sue possibili versioni.

Come si sbuccia il fico d’india

Per prima cosa, attenzione a come maneggiate il fico d’india. Le sue spine sono appena visibili, ma una volta conficcate nella carne farle uscire diventa un’impresa molto dolorosa. Non maneggiate mai un fico d’india senza usare guanti spessi oppure fatelo seguendo le indicazioni che vi diamo.

Trattenete il frutto con una pinza da insalata o infilzatelo con una forchetta. Quindi, col coltello, incidetelo sul lato lungo e con la stessa lama scavate fino ad aprire completamente la buccia. A questo punto con un’altra forchetta o un’altra pinza, bloccate la polpa esposta e terminate la sbucciatura. Non avrete toccato alcuna spina e non avrete portato alcuna spina a contatto con la polpa da mangiare.

Come si mangia

Il fico d’india sbucciato si mangia a morsi e va gustato con tutti i sensi. Attenti a non esagerare con le quantità perché a lungo andare i semini che porta al suo interno potrebbero causare irritazioni o blocchi intestinali. Con il fico d’india si possono preparare marmellate, succhi, estratti e i più bravi riescono anche a tira fuori da questo frutto una ottima granita estiva.

In Sicilia va molto di moda la mostarda di fichi d’india, che nonostante il nome non ha nulla a che vedere col mosto di vino salvo la stessa consistenza. Si tratta di una sorta di gelatina che può avere più o meno morbidezza e si mangia come dessert. Ma attenzione! Anche le grandi foglie – le “pale”- del fico d’india si possono mangiare, dopo essere state liberate dalle spine e trattate. Diventano ottime sia in salamoia che in forma di confettura ma sono buone anche consumate come canditi.

Una ricetta a base di fico d’india

Per fare la mostarda ai fichi d’india dovete procurarvi per prima cosa i fichi d’india (1 kg circa) e poi un limone, amido di mais, 8 chiodi di garofano, mezzo cucchiaino di cannella. A scelta anche una granella di mandorle.

Dopo aver sbucciato i frutti come vi abbiamo illustrato, proseguite tagliandoli a pezzettini. Metteteli in pentola a bollire insieme al succo del limone e ai chiodi di garofano. Aggiungete la cannella e lasciate cuocere 15 minuti in modo che i frutti gettino tutto il succo. A questo punto spegnete il fuoco e fate raffreddare per bene.

Versate il liquido denso in un setaccio, filtrandone il più possibile. Rimettete a cuocere, a fuoco basso, finché il nuovo liquido non si sarà ristretto. Aggiungete 100 g di amido di mais per ogni litro di succo ottenuto, mescolate per bene. Setacciate di nuovo e il risultato va messo nuovamente a bollire a fiamma media. Quando avrà raggiunto la consistenza di una crema mettetelo negli stampi, ad asciugare per 4 o 5 giorni. Aggiungete se volete la granella di mandorle.

Autore: Grazia Musumeci