L’eruzione che agli inizi di luglio aveva fatto scalpitare i tour operator di tutta la fascia jonica catanese sembra sia terminata, così a sorpresa come era iniziata. Gli eventi eruttivi che hanno visto protagonisti il cratere Voragine e il vicino Nord Est si sono esauriti la mattina del 7 luglio dopo una notte di spettacolo di fuoco eccezionale.
Sei fontane
Chi ha potuto assistere all’eruzione in notturna, ha visto l’elevato numero di fontane di lava (almeno sei!) prodotto dalla Voragine, o meglio dalla frattura che ha interessato la base del cratere. Contrariamente al solito “stile” della Voragine, queste fontane erano molto piccole e poco rumorose, ma fuoriuscivano con un ritmo continuo e serrato. Non sembrava davvero dovesse esaurirsi così in fretta.
La cascata di lava
Durante la notte la Voragine ha anche prodotto una cascata di lava che si è riversata dentro il vicino cratere di Nord Est. Trent’anni prima, un evento simile aveva visto il Nord Est, a sua volta, versare dentro la voragine fiumi di lava. A molti è sembrata una vera e propria “vendetta” del cratere più alto dell’Etna che di fatto ha strappato quel record proprio al “fratello” Nord Est!
Scenari futuri
La fine dell’eruzione è stata annunciata l’8 luglio dall’istituto di vulcanologia INGV il quale ha anche rilasciato un rapporto dettagliato su quest’ultimo fenomeno vissuto dall’Etna (QUI). Gli scenari futuri non sono prevedibili. Il vulcano potrebbe essere semplicemente in pausa oppure potrebbe essere entrato in una nuova fase di quiete. L’estate è ancora lunga… vedremo quali sorprese ci riserverà l’Etna!
Riassunto dei fatti
Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio 2026, l’Etna ha regalato uno dei suoi spettacolari eventi eruttivi, tenuto sotto stretta osservazione e monitoraggio dagli esperti dell’Osservatorio Etneo-INGV (OE). È stata un’eruzione completa caratterizzata sia da colate di lava, che da spettacolari esplosioni stromboliane ed emissioni continue di cenere. (…) Nei primi giorni, l’effusione lavica ha generato un campo lavico semplice costituito da flussi lavici singoli, i cui fronti più avanzati si sono attestati tra 2750 e 2700 m s.l.m..
Contestualmente all’attività effusiva, il cratere Voragine ha alimentato un’attività stromboliana discontinua da una bocca posta sul suo alto versante orientale, che si è via via intensificata con il passare dei giorni, mentre il tremore vulcanico — localizzato stabilmente sotto il cratere Voragine — ha mostrato una lenta crescita. Le deformazioni del suolo monitorate dalle reti dell’OE sono rimaste stabili, senza variazioni significative. A partire da domenica 5 luglio, l’attività esplosiva è divenuta continua e si è ulteriormente intensificata per poi esaurirsi tra il 7 e l’8 luglio. (testo INGV – FOTO G. MUSUMECI)