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Nulla è più suggestivo della Settimana Santa in Sicilia. E se certi riti si celebrano sul corpo di un vulcano attivo la suggestione si mescola al mistero e all’emozione e diventa qualcosa di unico. Se volete un’idea per la vostra prossima vacanza di Pasqua, venite sull’Etna. Ogni piccolo paese che vive all’ombra del vulcano ha le proprie tradizioni secolari e per scoprirle tutte occorrerebbe una vita intera. Ve ne segnaliamo qui tre che val la pena conoscere, possibilmente dal vivo.

I Cruciddi di Biancavilla

Sul fianco ovest dell’Etna, nella serata del Giovedì Santo, si veste di suggesione la cittadina di Biancavilla. Ogni chiesa allestisce al proprio interno i cosiddetti “Sepolcri” – altari adornati da simbologie della Passione di Cristo – che diventano mete di pellegrinaggio da parte di fedeli e confraternite. I visitatori dei “sepolcri” devono indossare una croce sul capo e un asciugatoio, per questo vengono chiamati “i Cruciddi” – le piccole croci.

Nel silenzio e nella penombra di quella sera, subito dopo la Messa in Coena Domini, il centro storico si riempie di piccole e grandi croci che camminano, segnando percorsi che nonostante tutto hanno davvero poco di macabro e molto, invece, di sacro e di profondo. A fine serata escono  i “Misteri”, ovvero dei carri scenografici che ripropongono eventi della Passione di Gesù e che vengono portati in processione insieme alla “Torcia” (un grosso cero) e al Cristo Morto.

La Processione dell’Alba ad Acireale

Pasqua Etna 2Ad Acireale si sono un po’ perse le tradizioni medievali legate alla Santa Pasqua. Oggi, in città, rimane solo una confraternita – la confraternita del Santissimo Crocifisso, che organizza l’evento. Tocca a questi uomini, e a quelli della “Pia Unione della Guardia d’Onore del Santo Sepolcro” – caratterizzati dalla corona di spine sulla testa – trasportare e vegliare la statua di Gesù Morto. Il corteo va dalla basilica dei Santi Pietro e Paolo – in centro storico – fino alla periferica chiesa di San Salvatore, conosciuta anche come Il Calvario.

Fin dal XVII secolo, infatti, davanti a questa chiesa (allora in campagna) veniva rappresentata la morte di Cristo e da qui muoveva la processione del Venerdì Santo. Ancora oggi questa processione coinvolge tutta la città. Ma è molto più suggestivo il silenzioso e affollato corteo che – la notte precedente, tra giovedì e venerdì – porta la statua di Cristo proprio in cima al Calvario. Avviene tra le 4 e le 5 del mattino. Con qualsiasi condizione meteo. Ed è impressionante vedere quanta gente rinuncia al sonno e al caldo del letto per accompagnare il Cristo lungo questo doloroso cammino, prima dell’alba.

La Processione dell’Addolorata a Randazzo

Il Venerdì Santo è giornata di processioni suggestive un po’ in tutta la Sicilia. E se le più imponenti e spettacolari avvengono per lo più nell’ovest dell’Isola, anche i paesi etnei mostrano al mondo le proprie tradizioni legate alla Morte di Cristo. Randazzo – grosso paese medievale sul fianco nord del vulcano – nella sera del Venerdì Santo vive la Processione dell’Addolorata.

Pasqua Etna 3

 

Nel silenzio assoluto di una folla composta, sfilano mestamente le statue di Cristo e di sua madre, la Madonna Addolorata. Entrambe illuminate da raggiere di candele montate ad arte, si muovono dalla chiesa di San Pietro (quartiere lombardo di San Martino) per un contorto giro del centro storico che termina, nella stessa chiesa, verso mezzanotte.

Il triste corteo si ferma davanti a determinati punti, segnalati dal suono di una campanella, dove le due statue ricevono l’omaggio dei fedeli che cantano – o gridano – preghiere molto suggestive. L’insieme è una esperienza davvero commovente che attraversa un paese dal fascino normanno. Un fascino che in questa notte diventa ancora più intenso.




Autore: Grazia Musumeci