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Parliamo di ETNAS: il guardiano che ci protegge

Parliamo di ETNAS: il guardiano che ci protegge

L’Etna protegge se stesso. O meglio, con il suo nome protegge noi cittadini, escursionisti e turisti che amiamo questo vulcano e lo sentiamo vicino … anche se pericoloso! Con una forzatura un po’ eccessiva, la sigla ETNAS indica in inglese un ETna iNtegrated Alert System, sistema di allerta integrato dell’Etna. Sembra un tema un po’ troppo tecnico e forse adatto a pochi, ma sapere che ETNAS esiste fa bene anche a chi viene sul vulcano per divertirsi. Conosciamolo meglio.

Etna: il grande vulcano-madre

L’Etna, situato sulla costa orientale della Sicilia, in Italia, è uno dei vulcani più famosi e attivi al mondo. Con un’altitudine di circa 3.400 metri, detiene anche il record di vulcano attivo più alto d’Europa, dominando il paesaggio circostante e quasi tre quarti dell’isola. Per la gente del posto, però, l’Etna è femmina… anzi, è proprio una “madre” da temere, rispettare e amare.

L’Etna è in attività da migliaia di anni, il che lo rende una parte fondamentale della storia e della geografia della Sicilia. Le sue eruzioni possono dar luogo a colate laviche, nubi di cenere e spettacolari fontane di fuoco. Sebbene l’attività vulcanica possa talvolta essere pericolosa, il fertile suolo vulcanico è eccellente per l’agricoltura; per questo motivo, l’area attorno all’Etna è intensamente abitata. Il vulcano è anche una rinomata attrazione turistica. Ogni anno, migliaia di visitatori si recano sull’Etna per esplorare i suoi paesaggi suggestivi, percorrere sentieri natura e ammirare i crateri.

I visitatori possono inoltre partecipare a visite guidate, utilizzare la funivia e godere di una vista mozzafiato sulla campagna circostante e sul Mar Mediterraneo. L’Etna è stato di recente (2013) riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, grazie alla sua importanza scientifica e alla sua bellezza naturale.

L’Etna fa paura?

La presenza dell’Etna sulla costa orientale della Sicilia rappresenta una grande attrazione turistica e una risorsa naturale per il territorio, ma può anche costituire un pericolo. Definito, a torto, “il vulcano buono” di fatto non è né buono né cattivo ma solo un vulcano “giovane” e ancora in evoluzione. Quindi la sua attività cambia nel corso degli anni e a volte può farsi davvero pericolosa.
Il rischio principale è rappresentato dalle eruzioni vulcaniche laterali.

L’Etna erutta frequentemente, solitamente dai quattro crateri sommitali situati molto lontano dai centri abitati: la fuoriuscita di lava, cenere, lapilli e gas si riversa spesso nella grande area desertica che circonda la cima. Ma in caso di eruzioni laterali, le colate laviche possono raggiungere strade, abitazioni e terreni agricoli, distruggendo ciò che incontrano lungo il percorso. La cenere vulcanica, invece, può creare difficoltà al traffico aereo bloccando in certi casi l’ Aeroporto di Catania. In alcuni casi, le eruzioni possono essere accompagnate da esplosioni violente e fontane di lava.

Un altro pericolo importante è rappresentato dai terremoti. L’Etna si trova in una zona caratterizzata da un’intensa attività sismica. I movimenti del magma all’interno del vulcano e le fratture delle rocce possono provocare scosse anche molto forti. Questi terremoti possono danneggiare edifici, strade e infrastrutture, soprattutto nei paesi vicini al vulcano. Per ridurre i rischi, gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) controllano costantemente l’attività dell’Etna. Inoltre, la Protezione Civile organizza piani di emergenza per proteggere la popolazione.

L’importante aiuto di ETNAS

ETNAS si inserisce nelle innovazioni degli ultimi anni, aggiunte ad integrare il lavoro fisico dei vulcanologi e dei geologi dell’INGV di Catania.

Un sistema di allerta perfettamente integrato si compone di diversi sistemi tecnologici che sfruttano la velocità di ricerca e di elaborazione dati per dare risultati attendibili. Riconoscere un evento (early detection), monitorarlo e diffondere le previsioni richiede una precisione quasi assoluta e deve collaborare con le capacità umane, nel caso dell’Etna … con quelle dei vulcanologi INGV e dei volontari della Protezione Civile.

Proprio dal sito INGV leggiamo che: << ETNAS è una piattaforma digitale in grado di aggregare molteplici sottosistemi di allertamento e dati indipendenti, singolarmente basati su modelli e/o dati geofisici e geochimici differenti per fornire il miglior strumento centralizzato possibile di allerta in caso di eruzioni. Il vantaggio di ETNAS è quindi quello di incanalare tutti gli avvisi in un unico contenitore, evitando la frammentazione delle informazioni. Inoltre, è un sistema standardizzato, quindi scalabile ed implementabile all’occorrenza>>.

Il risultato che ci si aspetta dal sistema ETNAS è uno stato di allerta che varia a seconda del tipo di attività del vulcano in quel dato momento. Si va da F0 a F2, per quanto riguarda le fontane di lava, e da I0 a I1 per quanto riguarda l’intrusione di magma nei canali.

F0 indica calma totale e quindi è anche il valore di base che si registra durante le pause normali tra un’eruzione e l’altra.
F1 indica che il vulcano si sta preparando a un’attività esplosiva e che le fontane di lava potrebbero partire a momenti.
F2 indica “fontane di lava altamente possibili” oppure “già in atto” .
I0, indica bassa probabilità di intrusione magmatica.
I1, infine, segnala alta probabilità di intrusione magmatica.

L’utilità di ETNAS per la sicurezza dei visitatori

Quando i valori salgono a F1, le autorità cominciano già a limitare l’accesso alla cima del vulcano e alle zone a rischio (Valle del Bove) affidando alle guide il compito di portare i visitatori in punti sicuri, possibilmente sopraelevati, per assistere all’eruzione in sicurezza.

La chiusura delle aree sommitali è fondamentale quando sono in arrivo fontane di lava. Non soltanto per la ricaduta di materiale pesante (massi), incandescente (lapilli infuocati) o tossico (nubi di cenere) ma anche per il rischio frane e flussi piroclastici. L’Etna non è il Vesuvio e i suoi flussi ardenti non sono frequenti ma possono diventarlo quando il vulcano entra in una fase “violenta” della sua storia eruttiva. La gente si lamenterà sempre dei divieti e delle transenne, ma in caso di eruzione – a volte – un divieto può salvare la vita.

ETNAS ha già permesso di salvare vite umane, basti pensare all’improvvisa frana del cratere Sud Est il 2 giugno 2025, con tutti i sentieri pieni di turisti per via della festività. L’allerta di ETNAS aveva già portato alla chiusura della cima e della Valle del Bove e i turisti che hanno assistito al flusso in diretta si trovavano diversi metri più in alto e totalmente al sicuro. Anche nell’agosto 2026 ETNAS ha assicurato l’assenza di turisti in cima durante una violenta eruzione con flusso piroclastico partito da una frattura improvvisa.  (FOTO G. MUSUMECI)

Autore

Grazia Musumeci

Nata a Catania, ho conseguito la laurea magistrale in Lingue Straniere e dal 1999 lavoro come traduttrice, web writer e web data/content editor nei settori dell'editoria e del turismo. Oltre all'italiano, parlo fluentemente inglese (livello avanzato) e ho una buona conoscenza del francese e dello spagnolo. Discreta conoscenza del tedesco. Nel tempo libero mi dedico alla scrittura e alla fotografia e ad imparare l'arabo! ---- Born in Catania, I earned a master's degree in Foreign Languages ​​and have been working as a translator, web writer, and web data/content editor in the publishing and tourism sectors since 1999. In addition to Italian, I speak fluent English (advanced level) and have a good knowledge of French and Spanish. I also have a good knowledge of German. In my spare time, I enjoy writing and taking photos and also trying to learn Arabic!

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