Nicolosi e i Monti Rossi



Un paese e il vulcano strettamente legati, nel bene e nel male, nella vita e nella morte e nel ritorno alla vita. Ecco in sintesi la storia di Nicolosi e dei suoi “Monti Rossi”, i coni che hanno determinato sia l’eruzione terribile che sconvolse questo lato dell’Etna sia la bellezza naturale che possiamo ammirare oggi.

Come Zafferana, Bronte e Linguaglossa anche Nicolosi rappresenta una “porta di accesso” alla grande montagna. Da Nicolosi infatti si sale lungo il fianco sud e a questo comune appartengono le strutture ricettive che gravitano intorno alla funivia e gli impianti sciistici “più a sud d’Europa”.

La terra dei monaci trasformata dalla lava

 

Nicolosi deve la propria origine e il nome al monastero di San Nicolò, grandiosa e potente comunità benedettina che sorse su queste colline nel XIV secolo (anno 1359) intorno al rifugio per monaci anziani voluto dalla regina Eleonora d’Angiò che qui morì nel 1341. Il villaggio sorse per forza di cose intorno al monastero e ne dipendeva quasi totalmente. Purtroppo la convivenza con il vulcano si rivelò difficilissima

Una prima eruzione minacciò il paese nel 1408. Una seconda poco più di un secolo dopo (1536) seguita da un terremoto e da altri due eventi eruttivi nei dieci anni seguenti costrinsero i monaci ad abbandonare il monastero per trasferirsi a Catania.  Il paese tuttavia continuò a svilupparsi finché nel 1669 avvenne il grande disastro.

Preceduta da un violento terremoto, l’8 marzo la terra si spaccò poco sopra il paese e iniziò un’eruzione che sarebbe durata ben quattro mesi, concludendosi l’11 luglio 1669. La lava distrusse l’antico casato di Mompilieri, il vecchio monastero benedettino di San Nicolò e raggiunse Catania andando a lambire perfino il monastero nuovo, costruito proprio dai monaci fuggiti da Nicolosi. In seguito la cittadina rinacque sulle proprie ceneri, vivendo prima di agricoltura e poi di turismo, fornendo ai visitatori le vie e le guide per salire in cima all’Etna.

Cosa vedere a Nicolosi

nicolosimontirossi2Se fate base a Nicolosi per le vostre vacanze in cima all’Etna non dimenticate di ammirare questo piccolo centro che si presenta pulito, ordinato, decorato secondo uno stile “alpino” e ricco di verde. Tra i luoghi da visitare: la chiesa madre dello Spirito Santo, ricostruita nel XVIII secolo in stile barocco; la chiesa della Madonna del Carmelo posta in cima a una panoramica scalinata nella parte più antica del paese; quel che rimane del Monastero di San Nicolò che oggi è sede dell’ente Parco dell’Etna.

Da visitare a Nicolosi l’interessante museo della civiltà contadina e il museo dedicato all’Etna e alle sue eruzioni. Fuori paese sono luoghi di grande interesse la chiesa di Mompilieri che conserva, nel sottosuolo, resti dell’antica struttura ancora oggi sommersa dai massi dell’antica colata lavica del 1669 e la pineta dei Monti Rossi, vastissimo parco sub urbano che offre relax e fresco nelle giornate estive e luoghi di svago in ogni tempo.

I Monti Rossi

Con questo nome chiaramente riferito al colore della lava si indicano i coni gemelli formatisi sulla frattura che si aprì sul fianco meridionale dell’Etna l’8 marzo 1669.  Nell’arco di quattro mesi la lava scese da quota 850 metri sul livello del mare fino al litorale di Catania, distruggendo paesi e campagne, interrando il fiume Amenano e circondando il Castello Ursino che all’epoca si trovava affacciato sul mare. La colata di lava, alta 25 metri, portò alla luce 950 milioni di metri cubi di materiale che cambiarono per sempre la geografia della zona sud dell’Etna.

Molta gente di Nicolosi che aveva cercato rifugio dal terremoto nelle campagne dovette fuggire ancora all’arrivo della lava, in tanti persero case, proprietà e familiari. Per tanti anni i Monti Rossi furono chiamati “monti della ruiina” a ricordo della rovina e della disperazione che portarono. Oggi, entrambi ricoperti di una meravigliosa foresta di pini, sono invece un luogo che accoglie famiglie e comitive alla ricerca di attimi di relax nella natura. (foto: Giuseppe ME, in alto sotto il titolo, e Nicolosietna)

Autore: Grazia Musumeci