Gli appassionati di vulcani ormai lo sanno. La maggior parte delle eruzioni si fa annunciare con largo anticipo e con segnali che oggi, grazie alle sofisticate tecniche di ricerca della geo-vulcanologia, vengono intercettati per tempo. Ma anche senza troppa tecnologia, il fenomeno del “magma che bussa” è un segnale chiaro che qualcosa, dentro un vulcano, sta cambiando. In realtà i termini sono molto più tecnici e specifici, ma per far capire cosa succede il “bussare” è un esempio adatto.
La risalita del magma
Il magma è la lava quando ancora non si è liberata dei gas che la spingono dal sottosuolo verso la superficie. Si tratta di masse molto dense di roccia fusa che cercano una via verso la superficie, per sgorgare e diventare colata lavica. La risalita del magma può avvenire in modo diretto, come succede al vulcano Stromboli, oppure indiretto, ovvero attraverso una camera magmatica che raccoglie la roccia che sale dalla fonte diretta prima di spingerla verso l’alto. Ma non sempre il magma trova la via verso le naturali aperture del vulcano, i crateri attivi. E allora ne cerca una alternativa.
Cosa succede quando il magma “bussa”
Salendo verso la superficie, in assenza di un condotto e di un cratere, il magma scava letteralmente nuovi canali. E cerca di sfondare il terreno là dove tenta di uscire. Gli esperti, in questi casi, notano dei forti rigonfiamenti del suolo, delle vere e proprie deformazioni: collassi, sollevamenti, fratture. Magari poi il magma cambia direzione e lì, nel posto in cui ha “bussato”, non succede niente. A volte invece spacca il suolo e crea nuovi crateri eruttivi.
Eventi rimasti nella storia
Uno degli eventi più impressionanti fu il rigonfiamento del fianco del vulcano St Helens, negli Stati Uniti. Era il 1980 e i vulcanologi riuscirono a intuire per tempo che si sarebbe verificata una eruzione laterale, infatti avevano avvisato gli abitanti della zona, evacuando la maggior parte dei centri abitati. Certamente nessuno poteva prevedere la drammatica ed enorme frana che avrebbe spaccato tutto il fianco del St Helens (video qui) causando nonostante tutto alcune vittime, tra cui il giovane vulcanologo David Johnston.
L’eruzione perfetta dell’Etna (2002-2003) che vide il vulcano entrare in attività sia sul versante nord sia a sud, spaccando il suolo in più punti, fu anche in questo caso monitorata passo per passo grazie allo studio dei rigonfiamenti e collassamenti del suolo.
Le eruzioni di Grindavik, la cittadina islandese letteralmente cancellata dalla lava di un vulcano non ancora esistente – che ha trovato proprio qui la sua via di uscita iniziale- hanno offerto spettacoli indimenticabili negli ultimi dieci anni. Le forti deformazioni della strada e di alcuni giardini privati hanno annunciato per tempo la presenza di magma che “bussava” e hanno consentito di evacuare la città senza feriti né vittime.
Nelle Filippine, lo studio dei rigonfiamenti del suolo ha permesso alla popolazione di diversi villaggi di salvarsi per tempo dalle grandi eruzioni di cenere e dalle nubi piroclastiche del vulcano Kanlaon e del Piñatubo. (FOTO DI GRAZIA MUSUMECI)