Sull’Etna si trovano molti splendidi “alberi secolari”, dei veri e propri monumenti naturali che ricordano a tutti noi quanto la natura sia eterna rispetto alle nostre brevissime vite. Tra tanti, l’albero che chiamiamo Zappinazzo merita certamente una visita e una foto. Trovarlo non è difficile ed è bello in qualsiasi stagione anche se noi consigliamo di “andarlo a trovare” in primavera o in estate.
Perché “Zappinazzo”
Zappinazzo, o per meglio dire, in siciliano, Zappinazzu è un pino laricio che ha visto quasi ogni epoca moderna. Pare infatti che la sua età sia 300 anni e la sua altezza notevole – arriva a 30 metri! – conferma la sua crescita duratura. Mimetizzato in mezzo a tanti altri pini fratelli (o figli!) questo albero maestoso sembra volersi celare timidamente dai turisti.
Il nome deriva dal termine siciliano con cui vengono chiamate queste piante: “i zappini”, o al singolare “u zappinu”. Questo albero in particolare, essendo grande, grosso e vecchio è stato ribattezzato “il pinaccio” quindi “zappinazzu”. Altre versioni più poetiche, ma meno realistiche, indicano il nome come derivato da una forma estrema di rispetto: lo Zio Pino. Dove la parola “zio” indicherebbe un modo arabo di rivolgersi a qualcuno verso cui si ha stima e affetto.
Dove si trova lo “Zappinazzo”
Il pino Zappinazzu si trova sul versante nord dell’Etna, precisamente nella grande pineta di Linguaglossa. Seguendo la Strada Mareneve – da Piano Provenzana oppure da Linguaglossa – si incontra un sentiero sterrato che si inoltra nel bosco, a poca distanza dai Rifugi Brunek-Ragabo. Per chi arriva da Milo-Piano Provenzana, bisogna superare i rifugi continuando per circa 3 km in direzione Linguaglossa; se salite da Linguaglossa, dopo 7 km incontrerete l’indicazione Monte Crisimo all’ingresso dello sterrato.
Attenzione perché l’indicazione di Monte Crisimo si legge soltanto salendo da Linguaglossa, quindi se scendete in direzione opposta potreste perdervela e dunque non trovare il sentiero. Regolatevi con la distanza in chilometri.
Carta di identità dello Zappinazzo
Il suo nome “importante” è Pinus Nigra ed è una specie di pino tipico della Sila, dell’Aspromonte e dell’Etna. La massima altezza che possono raggiungere questi alberi è di 50 metri e si adattano agli ambienti più duri perché non hanno bisogno di molta acqua per sopravvivere. La corteccia è formata da placche grigiastre e il legno è pregiato, apprezzato soprattutto in passato per la costruzione di navi – cosa che ha messo a rischio la pineta etnea al tempo dei Romani. Dai pini si estrae ancora oggi la resina, che viene utilizzata per molti scopi, ma non se ne possono mangiare i pinoli perché questo tipo di pino ha delle pigne non commestibili.
Un albero da ammirare
Se l’inverno non è la vostra stagione e se non amate sfidare la neve e il ghiaccio con l’auto, prendete appunti e tornate a trovare lo Zappinazzo quando farà più caldo. Non sarà difficile individuarlo nel bosco, perché è sempre presente una targa in legno che indica la sua esistenza. Vedrete da subito, misurando la targa a confronto con le enormi radici, quanto è maestoso questo pino e quanto è preziosa la sua presenza sul nostro vulcano.