Un ciclone di portata inimmaginabile ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria nella notte del 20 gennaio 2026 (video qui). Un evento tanto nuovo e incredibile quanto, fortunatamente, monitorato: infatti le allerte annunciate con ben tre giorni di anticipo hanno permesso alla popolazione di mettersi in salvo. I danni sono stati notevoli, litorali completamente devastati e infrastrutture distrutte si contano un po’ ovunque, ma non ci sono stati morti né feriti. L’evento ha sorpreso le persone, perché – soprattutto in Sicilia – non avevamo mai sperimentato una cosa simile. Ci hanno sempre detto che “l’Etna spezza i venti” e quindi ci avrebbe sempre protetto da queste situazioni. Allora cosa è andato storto?
Complottismi e cruda realtà
I complottismi stupidi del web si sono subito messi in moto. Si è parlato di scie chimiche, di navi generatrici di maremoti e altre sciocchezze date in pasto alla gente spaventata solo per ottenere clic e guadagni facili. Ma la cruda realtà è che, con i cambiamenti climatici in atto in questa epoca, la mole gigantesca del nostro vulcano non basta più a “spezzare i venti”. Si possono creare condizioni tali per cui due venti potenti – come appunto il Levante e lo Scirocco – si uniscano creando uragani e cicloni. E questi, arrivando dal mare, non vengono spezzati dall’incontro col corpo dell’Etna.
Bisogna entrare nell’ordine di idee che il cambiamento climatico non è uno slogan elettorale. È una realtà già in atto. Non importa di chi sia la colpa … non ha senso blaterare su cosa o chi possa causarlo… conta una sola cosa: trovare il modo di adeguarsi, cambiando modo di pensare e di costruire ma anche cambiando modo di arginare il mare. Potremmo iniziare a farlo, per esempio, chiedendo consiglio a quei Paesi che gli uragani li conoscono bene: Stati Uniti, Filippine, Giappone. E imparare da loro.
La lava resiste
Il simbolo della resistenza della Sicilia e dei siciliani, in questi giorni, è diventata la statua della Nike di Giardini Naxos. Questo “angelo senza testa”, scolpito nel bronzo dall’artista Carmelo Mendola, si trovava al centro di una piazzetta affacciata sul mare, dietro il porto di Giardini e con vista spettacolare su Taormina. Riproduce una figura mitologica e cara al mondo greco antico, al quale Giardini Naxos deve la sua nascita, e affonda le proprie fondamenta su una lingua di lava.
Lava a Giardini Naxos? Così lontano dall’Etna? Ebbene sì … . Si tratta del Capo Schisò, una scogliera “anomala” che testimonia una eruzione antichissima. Fino al 1980 si credeva che questa eruzione fosse stata generata dal vulcanetto Mojo (oggi spento) situato a ridosso del fiume Alcantara. Ma ulteriori studi più sofisticati hanno invece rivelato che la lava di Capo Schisò viene da una eruzione laterale dell’Etna iniziata nei pressi di Randazzo e risalente a 10.000 anni fa!
Ancorata a questa solida roccia nera, la statua della Nike ha di fatto resistito alla furia del vento e del mare. Le onde hanno devastato tutta la piazza intorno, e anche la strada e il piccolo parco a ridosso. Ma lo scoglio su cui sorge la statua è rimasto intatto e, da oggi in poi, circondato su tre lati dal mare!
Abbiamo imparato la lezione?
La lezione da imparare da questo evento drammatico non è solo una, sono tante. Abbiamo imparato che con i cambiamenti climatici non si scherza. Abbiamo imparato che la lava del nostro Etna è una certezza, che resiste al tempo e agli elementi. Abbiamo imparato che, sebbene il nostro vulcano ci protegga spesso, la natura è sempre padrona del nostro destino. E rispettarla è un obbligo assoluto, anche e soprattutto quando si parla di come e dove costruire. (FOTO DI G. MUSUMECI)