Capita spesso, anche troppo spesso, che il turista o l’escursionista di passaggio sul nostro vulcano trovi dei divieti che impongano di non salire verso i crateri. Divieti che per il visitatore diventano un fastidio, una noia e fonte di protesta. Ma come … sono qui solo per pochi giorni e non mi fate salire? Oppure, il residente protesterà perché quello era l’unico giorno libero da lavoro e gli tocca annullare l’escursione! Le polemiche social scattano immediatamente, scagliandosi contro il Parco dell’Etna, le autorità, i vulcanologi stessi. Ma … signori … la cima dell’Etna non è un luna park. Quando viene chiusa c’è sempre un motivo!
Com’era l’Etna
L’Etna, situato sulla costa orientale della Sicilia, è uno dei vulcani più attivi d’Europa. La sua attività eruttiva è documentata fin dall’antichità e ha influenzato profondamente la storia e la cultura delle popolazioni locali.
Una delle prime eruzioni conosciute risale al 475 a.C., quando il vulcano produsse importanti colate di lava. Nel corso dei secoli, l’Etna ha continuato a eruttare con frequenza. Tra gli episodi più drammatici vi fu l’eruzione del 1669, durante la quale una grande colata di lava raggiunse la città di Catania, distruggendo numerosi edifici e modificando il paesaggio. Un’altra eruzione particolarmente violenta avvenne nel 1928, quando la lava distrusse in parte il paese di Mascali.
La cosa interessante da sapere è che per migliaia di anni l’Etna ha avuto un solo cratere, in cima. E quel cratere produceva solitamente eruzioni con colate di lava lunghe, poche esplosioni e rari eventi violenti. Un vulcano “tranquillo” per la maggior parte della sua esistenza, quindi, tanto da essere soprannominato “vulcano buono”. La gente del posto lo chiama addirittura “mamma Etna”, perché le eruzioni hanno anche creato terreni fertili grazie alle ceneri vulcaniche. E negli ultimi tre secoli l’Etna è anche diventato un motore turistico straordinario. Per questo il vulcano è considerato una risorsa preziosa per il territorio e la vita di chi vi abita. Eppure …
Come sta cambiando
In epoca contemporanea l’Etna ha mostrato una notevole propensione al cambiamento. Dal 1911, la sua cima si è letteralmente spaccata, creando ben quattro crateri sommitali. Nel corso del XX secolo, poi, non sono mancate le eruzioni laterali con la lava che ha anche travolto alcuni abitati (Mascali nel 1928, Fornazzo nel 1971, Randazzo nel 1981…) . Tra il 1991 e il 1993 si verificò una lunga eruzione che minacciò Zafferana Etnea. Nel 2002-2003, invece, forti esplosioni e colate laviche causarono danni alle infrastrutture turistiche.
Oggi, l’Etna è conosciuto proprio per le frequenti eruzioni esplosive, chiamate anche attività stromboliana o parossismi. Durante queste eruzioni, dai crateri sommitali vengono lanciati in aria lapilli, cenere e frammenti di lava incandescente. In alcuni casi si formano vere e proprie fontane di lava, che possono raggiungere altezze notevoli e creare spettacolari fenomeni luminosi visibili anche a grande distanza. Le colate laviche continuano comunque a verificarsi, ma spesso sono accompagnate da un’attività esplosiva più intensa e frequente.
Un’altra importante differenza rispetto al passato riguarda il monitoraggio. Oggi l’Etna viene controllato continuamente attraverso strumenti sismici, satelliti e osservazioni scientifiche. Questo permette di individuare i cambiamenti dell’attività vulcanica e di avvisare la popolazione in caso di pericolo. E sono proprio i vulcanologi catanesi, esperti e competenti come pochi al mondo, a confermare che il “comportamento” del vulcano è cambiato. Ed essendo ancora in una fase di transizione, è meno prevedibile che mai. Ciò che fa paura, soprattutto, sono i flussi piroclastici… all’improvviso molto comuni sull’Etna!
Il pericolo flussi piroclastici
I flussi piroclastici sono fenomeni vulcanici molto pericolosi costituiti da una miscela di gas, cenere, frammenti di roccia e materiale vulcanico incandescente che si muove rapidamente lungo i fianchi di un vulcano. Possono raggiungere temperature molto elevate e velocità di centinaia di chilometri orari, perciò rappresentano una delle principali minacce associate alle eruzioni vulcaniche. Il più famoso è quello che distrusse Pompei nel 79 dopo Cristo.
A differenza delle colate laviche, che scorrono generalmente più lentamente, i flussi piroclastici possono spostarsi molto velocemente e distruggere tutto ciò che incontrano. Sull’Etna, uno dei vulcani più attivi d’Europa, questi fenomeni ci sono ma non si erano mai manifestati con la frequenza con cui avvengono oggi.
I flussi etnei possono verificarsi soprattutto durante eruzioni particolarmente intense. L’Etna presenta un’attività prevalentemente effusiva, caratterizzata dalla fuoriuscita di lava, ma può produrre anche episodi esplosivi. Durante un’eruzione esplosiva, una grande quantità di gas disciolti nel magma si libera rapidamente, provocando la frammentazione del materiale vulcanico e la formazione di una nube molto calda di gas e particelle. I flussi piroclastici possono inoltre formarsi quando una parte di una colonna eruttiva, cioè la nube di gas e materiale che sale sopra il cratere, diventa troppo pesante e collassa verso il suolo. Un altro possibile meccanismo è il crollo di parti instabili del cono o dei fianchi del vulcano, che può generare una valanga di materiale caldo.
Nel caso dell’Etna, l’aumento della potenza eruttiva unito alla fragilità della sua cima, sta causando di recente troppi flussi ardenti. E dato che le escursioni in Valle del Bove (ai piedi dei crateri) sono molto gettonate tra i turisti, anche se i flussi piroclastici non rappresentano il fenomeno più frequente sull’Etna, vengono attentamente monitorati con attenzione.
Quando c’è un divieto è sempre per un buon motivo
Esiste un sistema di analisi e allerta molto nuovo, dotato di intelligenza artificiale, di cui parleremo approfonditamente in un altro articolo. Ciò che qui vogliamo sottolineare è che, grazie a sistemi come questi, si può prevedere il rischio flussi piroclastici. L’evento in sé non è mai prevedibile, non si sa quando e come si formeranno… ma si può capire che esiste la possibilità che si formino. E su queste basi viene deciso di chiudere le escursioni in Valle del Bove o sulla cima. E se c’è un divieto del genere, il motivo è sempre valido. Quindi, rispettatelo!