Il 21 giugno dovrebbe essere una data da celebrare, in Sicilia. O per lo meno nel catanese. Infatti, il 21 giugno 2013 – tredici anni fa – l’Etna veniva iscritto nel patrimonio mondiale dell’umanità presso l’UNESCO. Chi era presente alla proclamazione, parla di una intera assemblea che si alzò in piedi ad applaudire e quell’applauso durò diversi minuti. Erano anni che il mondo attendeva l’Etna nell’UNESCO, ma questo obiettivo prestigioso sembrava non importare agli italiani che hanno tardato moltissimo a sbrigare le dovute pratiche. In quel giugno 2013, anche il grande vulcano giapponese Fuji era candidato e in qualche modo entrambe le montagne vennero premiate in egual misura (il Fuji come patrimonio naturale e culturale, l’Etna “per la sua unicità geologica”) … ma era la nostra “Muntagna” quella che tutti volevano applaudire!
Perché è importante essere nell’UNESCO?
Perché questo riconoscimento, una volta dato, è per sempre. Significa che un oggetto, un luogo, un elemento naturale diventa un simbolo e come tale va protetto contro chiunque e contro qualsiasi cosa voglia rovinarlo. Anche contro la guerra, anche contro le forze stesse della natura.
E se anche, un domani, l’Etna dovesse essere dimenticato dai politici, dai turisti, dagli abitanti stessi delle sue pendici … nessuno potrebbe cancellare questo prestigioso riconoscimento. Ciò significa che ci sarà sempre qualcuno nel mondo pronto a prendersi cura del nostro vulcano… perché le cose preziose non si lasciano morire. Se noi italiani non ci impegneremo in questo, magari verrà qualcuno dalla Germania, dalla Svezia o dal Giappone a prendersi cura del nostro vulcano. Che merita ogni onore.
Etna nell’UNESCO: la vittoria di pochi coraggiosi
Come abbiamo già raccontato in passato (precisamente QUI ) l’avventura dell’UNESCO è stata una vittoria di poche persone veramente appassionate del proprio lavoro e innamorate dell’Etna.
Mentre all’estero le pratiche per il rapporto da presentare all’UNESCO viene affidato a veri e propri “team” numerosi, a Catania tutto è stato portato avanti dai pochi dipendenti – geologi, giornalisti, amministrativi, botanici, storici, ma anche semplici segretari e tecnici – del Parco dell’Etna. A causa degli scarsi mezzi e del poco personale a disposizione, solo in 20 potevano lavorare fisicamente a questo progetto. E in 20 hanno di fatto portato avanti ricerche, relazioni, traduzioni, trascrizioni elaborando una tesi di alto livello che hanno poi sottoposto all’attenzione della commissione UNESCO.
La commissione è venuta più volte sull’Etna per verificare la validità degli elementi e ha potuto constatare l’ottimo lavoro svolto dai dipendenti e ha decretato l’ammissione soprattutto sulla base dei territori spettacolari che avevano potuto ammirare. L’Etna, infatti, ha una “unicità geologica” che altri vulcani non hanno. Come dicono i vulcanologi catanesi, riassume in sé tutti i vulcani del mondo. E per questo è prezioso.
Una meraviglia geologica
L’Etna rappresenta uno dei fenomeni geologici più straordinari del pianeta e costituisce un laboratorio naturale in cui è possibile osservare, quasi in tempo reale, i processi che modellano la crosta terrestre. Situato nella Sicilia orientale, il vulcano domina il paesaggio con la sua imponenza e raggiunge un’altezza di 3.400 metri, variabile nel tempo a causa delle continue eruzioni che ne modificano la struttura. La sua unicità deriva dall’incontro di numerosi fattori geodinamici, vulcanologici e ambientali che lo rendono diverso dalla maggior parte degli altri vulcani del mondo.
L’origine dell’Etna è legata alla complessa interazione tra la placca africana e quella euroasiatica. La Sicilia si trova infatti in una zona di convergenza tettonica, dove i movimenti della crosta terrestre hanno creato condizioni favorevoli alla risalita del magma dal mantello. A differenza dei classici vulcani formati esclusivamente lungo i margini delle placche o nelle zone di subduzione, l’Etna presenta una storia evolutiva più articolata, caratterizzata dalla presenza di fratture profonde che permettono al magma di raggiungere la superficie attraverso diversi condotti. Una delle caratteristiche più sorprendenti dell’Etna è la varietà dei suoi prodotti vulcanici. Nel corso della sua lunga attività, iniziata centinaia di migliaia di anni fa, il vulcano ha emesso colate laviche, ceneri, lapilli e materiali piroclastici di composizione diversa. Le sue lave, prevalentemente basaltiche, testimoniano la provenienza del magma da zone profonde della Terra e consentono agli studiosi di ricostruire l’evoluzione geologica dell’area mediterranea.
L’Etna è inoltre un vulcano estremamente dinamico. Le sue eruzioni possono manifestarsi in forme differenti: dalle tranquille colate di lava che avanzano lentamente sui versanti fino alle spettacolari fontane di lava e alle esplosioni dei crateri sommitali. Questa continua attività non rappresenta soltanto un rischio per le comunità circostanti, ma offre anche un’opportunità unica per studiare i meccanismi interni della Terra e migliorare i sistemi di monitoraggio vulcanologico.
L’Etna e il suo territorio
Un altro elemento distintivo è il rapporto tra vulcano e ambiente. Le rocce vulcaniche dell’Etna, ricche di minerali, favoriscono la formazione di suoli estremamente fertili, sui quali crescono vigneti, frutteti e boschi caratteristici. Il contrasto tra le colate laviche nere e la vegetazione rigogliosa crea un paesaggio raro, dove distruzione e rinascita convivono continuamente.
Il territorio intorno al vulcano rispecchia questo andamento “fatalista” della sua natura. Le persone che abitano qui, sulle sue pendici e molto oltre (l’ultimo centro urbano, Milo, sorge a 800 m di altezza), sono abituare a ricominciare da zero. Oggi non si vive più solo di agricoltura – sebbene vi sia un ritorno a questi lavori da parte dei giovani – ma resta negli etnei quel senso di rassegnazione mista a determinazione. Qui nessuno si piange addosso! Il vulcano ha insegnato alla gente a rimboccarsi le maniche, sempre! I centri più importanti dell’Etna sono sicuramente Zafferana Etnea (versante est), Linguaglossa e Randazzo (nord), Bronte (versante ovest), Paternò e Nicolosi (a sud). Sebbene Catania provi orgoglio a farsi chiamare “città dell’Etna” offre soltanto vedute spettacolari, ma si trova a 33 km di distanza.
Per il suo valore scientifico e naturale, l’Etna è considerato un patrimonio geologico di importanza mondiale. La sua capacità di trasformarsi costantemente, mostrando la forza dei processi terrestri, lo rende un simbolo della vitalità del pianeta. Non è soltanto la montagna più alta della Sicilia, ma una vera finestra aperta sulle profondità della Terra, un luogo dove la geologia diventa osservabile e comprensibile attraverso il continuo dialogo tra fuoco, roccia e tempo. (FOTO G. MUSUMECI)