Etna, alla scoperta del fianco occidentale



Chiedete a qualsiasi turista cosa ha amato di più dell’Etna e vi risponderà: il paesaggio dei Crateri Silvestri, i panorami dal Citelli, le piste di Piano Provenzana! In pochissimi vi parleranno del fianco occidentale del vulcano, per intenderci quello dove sorgono Bronte, Adrano, Maletto. Non ci sono piste da sci, su questo versante, non ci sono alture panoramiche con vista sulla costa, i crateri sommitali si vedono schiacciati in prospettiva… molto poco “vulcanici”. Eppure è uno dei lati più affascinanti di questa montagna già spettacolare.

Il selvaggio Ovest dell’Etna

Il “wild wild West”, il selvaggio Ovest dell’Etna, è il versante del vulcano più misterioso e bello. Proprio perché meno urbanizzato, presenta uno dei paesaggi naturali più autentici, liberi, selvatici dell’intero corpo della montagna. Antiche colate di lava “a corde”, boschi di ginestra che circondano crateri centenari, sorgenti d’acqua dolce che affiorano in superficie a decine, le cosiddette “favare” … tutti questi ambienti sono pressoché inesplorati. Solo i veri amanti del trekking e delle camminate di montagna li conoscono e li apprezzano.

E solo di recente le autorità si stanno rendendo conto che il turismo di massa potrebbe riscoprire questo lato dell’Etna, finora chiuso dai cancelli della Forestale a scopo protettivo. E forse proprio questo eccesso di sicurezza ha preservato il paesaggio anche dai danni di troppo sfruttamento. Il progetto di un turismo controllato e mirato, comunque, è da prendere in considerazione per aprire le porte ad un nuovo modo di vedere il grande vulcano.

I Monti De Fiore

Il fianco Ovest è costellato di conetti spenti, antichissime bocche protagoniste di eruzioni uniche e anomale. I più giovani sono i crateri De Fiore, che si formarono nell’inverno del 1974. Il 30 gennaio, da una frattura a bassa quota, fuoriuscirono spettacolari fontane di lava che nell’arco di due settimane generarono il cratere De Fiore I.

L’eruzione si concluse il 17 febbraio ma nemmeno un mese più tardi, l’11 marzo, una

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seconda bocca eruttiva – De Fiore II – si aprì 200 metri più a ovest della prima. Con le stesse modalità, si formò il secondo cratere e alla fine di quest’altra eruzione, il 29 marzo 1974, il paesaggio del fianco occidentale si era trasformato del tutto.

Quel che rende i Monti De Fiore interessanti è la natura del materiale eruttato, sul quale oggi ricresce la vegetazione. Si tratta infatti di un tipo di lava diverso da quello usuale etneo, come se si trattasse di un mescolamento anomalo proveniente da profondità nuove.

Le sorgenti e le acque del fianco Ovest

Tra i comuni di Maletto e Bronte, lungo un’antica colata lavica del XVI secolo, sorgono le cosiddette”favare”. Si tratta di sorgenti d’acqua dolce che vengono in superficie nel punto di incontro tra due faglie  e scorrono nella sciara formando decine di ruscelletti. In primavera sono più evidenti e creano un paesaggio da sogno, ricco di fiori e colori. La parola favara viene dall’arabo “al fawwra”, ovvero “la sorgente”.

A circa quindici minuti d’auto dalle favare si trova il Lago Gurrida, nato dallo sbarramento del fiume Flascio a causa di una colata lavica che ha formato la diga naturale, ancora oggi visibile. In inverno, quando il fiume è in piena, si può verificare il travaso del lago le cui acque si riversano nei vicini vigneti creando una spettacolare ed estesa palude.

Spettacolari – ma poco accessibili senza una brava guida naturalistica – sono invece le Forre del Simeto, gole di lava dentro le quali il famoso fiume siciliano, qui ancora in forma di torrente, scorre in profondità. Lo spettacolo è molto simile a quello delle gole dell’Alcantara, ma molto più selvaggio e primitivo.

Le eruzioni viste dal fianco Ovest

etna ovest 3La cima dell’Etna, dal fianco Ovest, non appare imponente. E le eruzioni, da questo lato, si ammirano raramente dato che il cratere più attivo è il piccolo Sud Est, sul lato opposto del vulcano. Ma quando entra in attività il Centrale, che da qui si vede benissimo, con le sue gigantesche fontane di lava lo spettacolo è assicurato.

La prospettiva, tra l’altro, fa apparire le città molto vicine al cratere (come mostra la foto qui a lato, di Marisa Liotta) ma in realtà ci sono circa 30 km di distanza dall’abitato. Dunque la sensazione di pericolo è costante e l’effetto, durante le eruzioni più spettacolari e le fontane di lava più alte, è davvero mozzafiato. Il tutto, però, in piena sicurezza. Una emozione da provare sicuramente.

Le città dell’Ovest

Per chi ama l’arte e la storia siciliana, il fianco occidentale offre un itinerario urbano altrettanto interessante. Un tour a Bronte, Adrano e Biancavilla consentirà non solo di ammirare bellissimi scorci medievali ma anche di degustare prodotti DOC del territorio etneo. A Bronte, oltre all’assaggio obbligato dei deliziosi pistacchi, sono sicuramente da visitare: il Castello di Nelson, il Santuario dell’Annunziata, i conventi dei Frati Minori, la chiesa della Santissima Trinità e quella di San Sebastiano.

Adrano e il suo centro storico monumentale (monastero di Santa Lucia, Castello Normanno, Palazzo Bianchi) è testimonianza di come la pietra nera dell’Etna possa creare meraviglie di architettura. Un barocco molto bello e poco conosciuto è quello che rende elegante il centro storico di Biancavilla mentre la piccola Maniace condivide con Bronte la fama del castello di Nelson e della sua cappella normanna. Infine, come non considerare una visita a Maletto, borgo medievale capitale della fragola più buona di Sicilia, costellato da chiesine seicentesche?  (foto di Marisa Liotta e Grazia Musumeci)

Autore: Grazia Musumeci