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Eruzioni in Valle del Leone: cosa succede sull’Etna?



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Si è conclusa ufficialmente il 1 agosto la nuova, improvvisa eruzione dell’Etna che era partita all’alba del 30 luglio. Un’eruzione che si era presentata come molte altre… aumento del tremore, parossismo con fontane di lava … ma che ha avuto un finale “anomalo”, sebbene non del tutto nuovo: una frattura in Valle del Leone. Data la bassa quota (intorno a 2700 metri) in cui si è aperta la nuova frattura si può parlare, anche in questo caso, di eruzione laterale anche se non c’è mai stato pericolo per i centri abitati, lontanissimi. Ma come mai, negli ultimi due anni, l’Etna ha più volte aperto sfoghi laterali in questa area fragile, a nord del sistema dei crateri sommitali, chiamata Valle del Leone? Con l’aiuto di due vulcanologi catanesi proviamo a capirlo.

Valle del Leone: nome altisonante per un’area fragile

Abbiamo già scritto in passato di questa valle, che in realtà è una caldera collassata che ci ricorda come un tempo l’Etna fosse molto diverso e più alto di così. Ha a che fare con dei leoni veri? No, non esistevano leoni sull’Etna, quindi questo deserto di roccia nera che si apre a nord, tra i crateri sommitali, Monte Nero delle Concazze e Pizzi Deneri deve questo nome altisonante e fiero soltanto a una storpiatura del dialetto siciliano (la parola “vadduni”, grande valle, fu italianizzata in “vallone” e da lì in “val leone”).

E di fatto non ha nulla di forte e fiero, questa valle. Al contrario, è una delle zone più fragili e precarie del corpo del vulcano. Qui la crosta sembra soffrire molto delle spinte interne del magma e soprattutto dei movimenti di faglia, come quelli che da secoli tendono a “spezzare” l’Etna in due, tra est e ovest. Come ci spiega il dottor Boris Behncke, dell’INGV di Catania:Queste fratture si aprono ai piedi dei crateri lungo linee di debolezza strutturale tipiche dell’Etna – come ci hanno dimostrato le fratturazioni degli anni passati, dal 1928 al 1989. Possibilmente quell’area è ancora interessata dalle conseguenze del terremoto del 2018, il più recente, che però ha accentuato lo scivolamento del versante orientale del vulcano”.

Se volete visitare la Valle del Leone e le molteplici fratture e colate laviche che l’hanno interessata, trovate notizie utili in questo testo del nostro blog: https://www.go-etna.it/blog/la-valle-del-leone/ .

L’ultima eruzione in Valle del Leone

All’alba del 30 luglio, l’Etna ha cominciato a dare segnali di agitazione con degassazioni e fontane di lava dal cratere Voragine. Lo stesso cratere ha prodotto (fonte INGV) “un’effusione lavica che si riversava all’interno del cratere di Nord Est ed una emissione di cenere che si propagava in direzione SW. Si segnala infine una ricaduta di cenere nella zona di Monte Denza”.

In aggiunta a questo panorama iniziale, nella serata del 30 luglio si è aggiunta una frattura effusiva proprio in zona Valle del Leone. Sempre dall’INGV si legge: “nell’alto settore della Valle del Leone ad una quota di circa 2700 m slm l’attività effusiva è continuata nel corso della notte ed ha raggiunto una quota stimata intorno ai 1700-1750 m slm, a monte di Rocca Capra, in Valle del Bove”. La colata è stata alimentata debolmente fino alla mattina del 1 agosto, quando è risultata essere totalmente ferma. Al momento, quindi, l’eruzione può dichiararsi terminata salvo “colpi di coda” e sorprese tipiche dello stile eruttivo del grande vulcano siciliano.

Alla delusione dei turisti che hanno potuto assistere soltanto da lontano all’evento, salvo pochi fortunati che si trovavano già in quota al momento del primo parossismo (vedi le foto dello staff di Go Etna), si è aggiunta la meraviglia sempre costante degli appassionati e il sospiro di sollievo degli abitanti che per un attimo hanno temuto uno sviluppo diverso e più esteso della colata.

Cosa sta succedendo quindi sull’Etna?

Ce lo spiega il dottor Marco Neri ricordandoci che “l’Etna non apre fratture a caso. Ci sono almeno tre principali settori in cui le intrusioni magmatiche avvengono con maggiore frequenza e queste zone sono chiamate Rift Vulcanici. Nello specifico abbiamo un Rift di Nord-Est, un Rift di Ovest ed il Rift Meridionale. La stragrande maggioranza delle eruzioni laterali etnee segue uno di questi trend strutturali, e a volte anche due contemporaneamente! Sul perchè esistono questi rift, il discorso sarebbe lungo. Tuttavia, bisogna tener presente che la deformazione del fianco orientale dell’apparato, che porta questo settore a “scivolare” (termine improprio ma figurativamente efficace) verso il Mare Ionio, produce alcune zone di separazione tra il blocco instabile e quello stabile che si manifestano in superficie come faglie tettoniche (come quella di Fleri, vedi sisma 2018) e queste zone verso l’alto coincidono con una parte dei rift vulcanici”.

Dunque, quando si aprono fratture in Valle del Leone è proprio perché in questa zona si esprime al massimo il rift di Nord-Est, ovvero la via “di fuga” alternativa del magma quando vuole – o deve – evadere dai condotti centrali del vulcano. Allora queste fratture in queste zone non sono “casualità” ma “recidive”, perché là dove il suolo è già fragile per la presenza di fratture precedenti il magma trova più facilmente la sua via tra le rocce, verso la superficie.

 

Prepariamoci allo spettacolo con molta prudenza

Come sempre non sappiamo se sia finito tutto qui o se l’Etna stia solo prendendosi una pausa prima di ricominciare lo spettacolo.
Lo spettacolo eruttivo dell’Etna durante l’estate è uno degli eventi naturali più affascinanti e suggestivi d’Europa. Il vulcano attivo più alto del continente sa come attrarre i turisti e lo fa con una finezza e una puntualità invidiabili. In questa stagione, il contrasto tra il cielo blu scuro e il rosso brillante della lava crea uno scenario mozzafiato, capace di attirare fotografi, escursionisti e appassionati di vulcanologia provenienti da tutto il mondo.

Nonostante il fascino dell’evento, è fondamentale rispettare le indicazioni delle autorità e mantenere una distanza di sicurezza dalle aree interessate dall’attività eruttiva. Le eruzioni dell’Etna hanno modellato il territorio, rendendo il terreno particolarmente fertile e favorendo la coltivazione di vigneti, agrumeti e frutteti. Per gli abitanti delle zone circostanti, il vulcano è allo stesso tempo una risorsa preziosa e una presenza da monitorare con attenzione perché, come detto, quello stesso terreno fertile a volte è anche molto fragile e pronto a spezzarsi per dar vita a eruzioni laterali … spettacolari sì, ma non sempre sicure.

Assistere a un’eruzione estiva dell’Etna in piena sicurezza significa vivere un’esperienza indimenticabile, in cui la potenza della Terra si manifesta in tutta la sua magnificenza. È uno spettacolo che suscita meraviglia, rispetto e consapevolezza dell’incredibile dinamismo del nostro pianeta.


Author

Grazia Musumeci

Nata a Catania, ho conseguito la laurea magistrale in Lingue Straniere e dal 1999 lavoro come traduttrice, web writer e web data/content editor nei settori dell'editoria e del turismo. Oltre all'italiano, parlo fluentemente inglese (livello avanzato) e ho una buona conoscenza del francese e dello spagnolo. Discreta conoscenza del tedesco. Nel tempo libero mi dedico alla scrittura e alla fotografia e ad imparare l'arabo! ---- Born in Catania, I earned a master's degree in Foreign Languages ​​and have been working as a translator, web writer, and web data/content editor in the publishing and tourism sectors since 1999. In addition to Italian, I speak fluent English (advanced level) and have a good knowledge of French and Spanish. I also have a good knowledge of German. In my spare time, I enjoy writing and taking photos and also trying to learn Arabic!



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