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Il “metodo Kagoshima” sull’Etna: si può fare?



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Che cos’è questo misterioso “metodo Kagoshima”? E perché sarebbe auspicabile applicarlo sul nostro vulcano Etna, o per meglio dire tutto intorno ad esso? C’entra qualcosa con il turismo? La risposta a tutte queste domande verrà man mano che leggerete questo articolo, ma una risposta concreta e valida dovrebbe venire innanzi tutto dalla politica locale. E dovrebbe essere immediata! Abbiamo appreso di questo “metodo” … che altro non è se non organizzazione e buon senso… dal vulcanologo catanese, dottor Boris Behncke, che lo ha illustrato (come fa ormai da più di dieci anni) ad una pubblica conferenza su rischi e opportunità che offre l’Etna.

Non è un metodo ma pura organizzazione

Sakurajima con Kagoshima Ph Livy Travels

Lo abbiamo chiamato noi “metodo Kagoshima” ma non si tratta di un piano segreto o di chissà quale lavoro sofisticato di menti raffinate: è pura e semplice organizzazione. L’organizzazione di una municipalità giapponese che deve combattere contro la ricaduta di cenere del vicino vulcano praticamente ogni mese!

Kagoshima  è una città di circa 600.000 abitanti, gemellata con Napoli perché si trova anche essa su un golfo dominato da un vulcano. Il loro vulcano però, il Sakurajima, non è dormiente come il Vesuvio ma vivace e attivissimo. Il suo stile è esplosivo e quando erutta, molto spesso durante l’anno, emette grosse esplosioni che lanciano in aria enormi nubi di cenere e detriti. A seconda del vento, queste nubi si depositano nei dintorni e quasi sempre ricadono sulla città di Kagoshima.

Strade, piazze, ferrovie, giardini… tutto si riempie di una coltre grigia, tossica, pericolosa se viene inalata per troppi giorni. Ma a Kagoshima non succede mai che gli abitanti corrano questo rischio, perché la città ( e forse l’intera prefettura ) è organizzata per risolvere il “problema cenere” in poco tempo. Come? Semplicemente istruendo operai, tecnici comunali e cittadini sul da farsi immediato. TUTTI sanno come muoversi, quando e dove.

Come funziona il “metodo Kagoshima”?

Ogni volta che il Sakurajima riempie di cenere la città entrano immediatamente in azione squadre di operai specializzati e formati a rimuovere la cenere in modi e tempi rapidi. Gli operai vengono aiutati da macchine “spazza-cenere”, simili a quelle che usano alcuni comuni etnei ma fornite – in più – di un sistema di umidificazione. La cenere viene prima bagnata e poi rimossa, così da non creare pericolose nuvole di polveri sottili intorno.

I cittadini che puliscono le proprie case autonomamente, mettono la cenere dentro appositi sacchi resistenti, forniti dal Comune. E sanno già dove depositarli, in luoghi ben precisi da cui saranno recuperati, in seguito, dalle ditte specializzate. Lavorano in tandem pubblico e privato per liberare immediatamente la città dal disagio della cenere. E poi, quel materiale vulcanico raccolto, viene lavorato e trasformato in oggetti, sabbia per l’edilizia ma anche blocchi solidi da utilizzare come frangiflutti o come base per allungare moli, porti e lidi!

Perché in Sicilia non funziona

In Sicilia il metodo Kagoshima non funziona perché nessuno ha mai provato ad applicarlo! I comuni preferiscono piangere miseria e invocare lo “stato di calamità”, mentre dovrebbero chiedere – anzi pretendere! – i fondi necessari per avviare questa organizzazione. E pazienza se bisognerà togliere qualche finanziamento alla festa di Sant’Agata, alla Fiera dello Jonio o all’Ottobrata … la salute dei cittadini deve venire prima. E la convivenza con un vulcano attivo come l’Etna deve essere la priorità.

I vulcanologi dell’INGV informano da anni i politici, ad ogni livello, sul da farsi. Ricevono sempre molti complimenti ma poi, all’atto pratico, nessuno si impegna, nessuno smuove le acque. E alla prossima eruzione si torna a piangere!

Un bene per il turismo

Applicare questo metodo ingegnoso di azione immediata farebbe bene agli abitanti ma anche al turismo.
L’Etna è una delle principali attrazioni turistiche della Sicilia e rappresenta una risorsa molto importante per l’economia e la valorizzazione del territorio. Situato nella parte orientale dell’isola, è il vulcano attivo più alto d’Europa ed è famoso in tutto il mondo, infatti ogni anno numerosi turisti lo visitano per ammirare i crateri, le colate laviche e la natura che lo circonda. Le escursioni sul vulcano possono essere effettuate a piedi, con guide specializzate o, in alcune zone, utilizzando la funivia e altri mezzi. Durante l’inverno, inoltre, le sue pendici diventano una meta apprezzata dagli amanti degli sport sulla neve.

L’importanza turistica dell’Etna non riguarda soltanto il vulcano, ma anche i paesi e le città situati nelle sue vicinanze. Il turismo favorisce infatti le attività di alberghi, ristoranti, negozi, aziende agricole e servizi dedicati ai visitatori. Il vulcano è anche un importante patrimonio naturale e culturale, da proteggere e rispettare … e in tutto questo l’aeroporto di Catania ha un ruolo fondamentale.  Non ci scordiamo i gravi disagi che ha subito questa struttura a causa delle nubi di cenere dell’Etna. Uno scalo molto frequentato come Fontanarossa non può permettersi di fermarsi nel pieno della stagione estiva, o nel pieno dei rientri del Natale! Così come le città, anche l’aeroporto deve avere uomini e mezzi per affrontare il problema cenere velocemente.

E se non ha nessun potere sulla cenere che resta sospesa in aria, deve comunque avere una organizzazione perfetta per trasportare e andare a prendere i passeggeri dei voli che, per forza di cose, vengono dirottati a Palermo e Comiso in quelle giornate. L’esperienza insegna, e se siamo sempre lì a contare i danni – dopo ogni eruzione – vuol dire che siamo noi ad aver deciso di NON imparare. E questo è sbagliato, è dannoso, sia per la salute che per l’economia dei paesi etnei.

L’Etna ci dà il tempo…

L’Etna è “comprensivo”. Ci dà tutto il tempo di muoverci. Al contrario del Sakurajima, infatti, non emette nubi di cenere ogni mese. A volte passano sei mesi o un anno, o anche anni, prima di eruzioni con colonne di cenere pericolose. Quindi abbiamo tutto il margine possibile per pensare, creare e lavorare ad un “metodo Kagoshima” catanese. Non ci sono più scuse per rimandare soprattutto dopo la drammatica estate del 2026 con voli bloccati per una settimana. Che cosa stiamo aspettando ancora? (FOTO DI G MUSUMECI e Livy Travels-Pexels)


Author

Grazia Musumeci

Nata a Catania, ho conseguito la laurea magistrale in Lingue Straniere e dal 1999 lavoro come traduttrice, web writer e web data/content editor nei settori dell'editoria e del turismo. Oltre all'italiano, parlo fluentemente inglese (livello avanzato) e ho una buona conoscenza del francese e dello spagnolo. Discreta conoscenza del tedesco. Nel tempo libero mi dedico alla scrittura e alla fotografia e ad imparare l'arabo! ---- Born in Catania, I earned a master's degree in Foreign Languages ​​and have been working as a translator, web writer, and web data/content editor in the publishing and tourism sectors since 1999. In addition to Italian, I speak fluent English (advanced level) and have a good knowledge of French and Spanish. I also have a good knowledge of German. In my spare time, I enjoy writing and taking photos and also trying to learn Arabic!



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