Le cose si complicano, lassù sul fronte della nuova eruzione dell’Etna – iniziata la mattina del 6 agosto e tutt’ora in atto. Infatti, se già lo scenario era impegnativo, con i parossismi al cratere Voragine e la colata di lava che da questo si dirige verso il cratere Nord Est, con l’apertura di una bocca laterale intorno ai 2800 metri con conseguente fiume di lava verso valle … oggi, 8 agosto, una nuova frattura si è aperta a quota 2500 metri. Tutto questo dà il segnale di una estrema fragilità della parete nord di Valle del Bove e in generale del versante orientale del vulcano. Adesso l’allerta è alta e gli esperti tengono maggiormente sotto osservazione l’evolversi dei fatti.
Comunicato dell’INGV di ieri
Ieri, l’Istituto di Vulcanologia di Catania chiudeva la giornata con questo comunicato:
“La bocca eruttiva apertasi alle ore 07:30 UTC circa in Valle del Leone a quota di 2750 m circa (comunicato di oggi, ore 08:38 UTC), resta attiva alimentando dei
flussi lavici i cui fronti, intorno alle ore 13:00 UTC hanno superato M.te Simone in Valle del Bove, attestandosi a circa 2000 m di quota. Le osservazioni effettuate sugli altri flussi lavici descritti nel comunicato di oggi (ore 08:38 UTC), suggeriscono che questi siano in raffreddamento o debolmente alimentati. L’attività di fontana citata nel comunicato di oggi (ore 08:38 UTC) ha causato una
ricaduta di cenere campionata ad Adrano, Ragalna e Piano Vetore e Nicolosi. Nelle ultime ore, l’attività esplosiva della Voragine si è intensificata, producendo una nube eruttiva che si disperde verso S. Dal punto di sismico l’ampiezza del tremore vulcanico è leggermente diminuita rispetto al precedente comunicato, ma resta comunque su valori alti. Le localizzazioni risultano sempre in corrispondenza del cratere Voragine ad una quota di 3000 metri s.l.m.” .
Gli aggiornamenti di oggi
L’ultimo comunicato INGV risale a pochi minuti fa (rispetto a chi vi scrive) e annota che:
” Alle ore 9:30 UTC circa si è aperta una nuova bocca eruttiva in Valle del Bove, a quota 2550 m, in prossimità del cratere estinto Monte Rittmann. Sono in corso rilievi di terreno da parte di personale INGV i cui esiti verranno comunicati appena possibile.
Le reti di monitoraggio GNSS e Clinometrica non mostrano variazioni significative. Le stazioni sommitali della rete clinometrica continuano a misurare la variazione di trend iniziata il 6 Agosto e già segnalata nei comunicati precedenti. Dal punto di vista sismico nelle ultime 24 ore il tremore ha mostrato un graduale lieve decremento dell’ampiezza restando nella fascia dei valori alti. Le localizzazioni del tremore restano confinate in prossimità del cratere Voragine ad una quota di circa 3000 metri s.l.m.. Nello stesso periodo l’attività infrasonica è stata media sia per numero che per ampiezza degli eventi; le localizzazioni risultano in corrispondenza del cratere Voragine.
Il personale OE sul campo ha poco dopo segnalato anche lo scorrimento di un flusso piroclastico tra Mt Simone e Mt Rittmann”.
In sintesi la situazione attuale
In poche parole, la situazione attuale vede
un’eruzione sommitale legata al cratere Voragine, che continua a emettere colonne di cenere (l’ Aeroporto di Catania resta infatti chiuso a oltranza) e boati molto forti, e due emissioni di lava provenienti da due distinte bocche anomale apertesi sul fianco orientale tra ieri e oggi. A questo si aggiunge il
pericolo dei flussi piroclastici dato che la zona in cui i fronti lavici si stanno muovendo è ancora piena di “sacche di ghiaccio” mantenute fredde dalla copertura di cenere vulcanica. Incontrando la lava, queste causano esplosioni e flussi pericolosissimi. L’Etna è un vulcano attivo e vivo, e bisogna sempre approcciarsi ad esso con circospezione, esperienza e saggezza.
Situazione complessa per il turismo ma non solo
Sull’Etna l’allerta resta alta perchè, come detto, questa situazione è complessa. Non soltanto per gli addetti ai lavori che devono monitorare continuamente per cercare di prevedere e prevenire danni (ricordiamo che con i vulcani e i terremoti, prevedere è quasi impossibile) ma anche per il settore turistico – che pure grazie alle eruzioni vive e lavora.
Gli operatori turistici spesso si recano per primi sul fronte lavico proprio per studiare i percorsi e valutare la pericolosità di persona. Davanti al rischio di apertura di nuove fratture e soprattutto di flussi piroclastici, diventa rischioso anche fare certi sopralluoghi. Ecco perchè, a maggior ragione,
i turisti devono ASCOLTARE, ACCETTARE E VALUTARE ciò che viene loro detto, senza fare colpi di testa da soli. Ascoltare
le informazioni costanti dell’INGV e i consigli delle guide, accettare anche la cancellazione di un tour o il cambio di programma e di percorso, valutare se sia davvero il caso di salire in quota. A volte le foto migliori si scattano proprio da lontano, dai punti di osservazione in piena sicurezza che si trovano lungo le vie di accesso.
I turisti devono anche accettare i disagi legati all’aeroporto di Catania. La bellezza di una città ai piedi di un vulcano comporta anche questi rovesci di medaglia: lamentarsi, imprecare o insultare lascia il tempo che trova. Qui è la natura che comanda e le regole mordi e fuggi dell’ “overtourism” non hanno nessun potere. Ne va della vita. (LE FOTO SONO DI G. MUSUMECI – VIDEO DELLO STAFF GO ETNA)