L’Etna ha avuto molti nomi, nel corso della sua lunga esistenza, ma quello che le è “rimasto addosso” insieme all’attuale è Mongibello. Questa parola non racchiude soltanto un nome identificativo ma una frase vera e propria. E soprattutto una identità, quella di una montagna altissima che si impone sulla costa siciliana ma anche su quella calabrese. A chi giungeva dal mare doveva apparire immediatamente così… grandiosa perfetta. Una montagna, anzi… “la” montagna.
Il Monte dei Monti
Prima dell’anno Mille, il vulcano siciliano era conosciuto con il nome arabo di “montagna di fuoco” – Gebel al Nar – per ovvie ragioni. Con il tempo, quel nome lungo era stato contratto semplicemente in Gebel, cioè la montagna.
Quando la riconquista normanna riportò la Sicilia sotto l’influenza cattolica, e soprattutto latina, nessuno conosceva il significato della parola araba Gebel e si pensò che fosse soltanto il nome proprio del monte. Dunque, nelle mappe lo si indicava come “Monte Gebel”, in latino Mons Gebel. E la lenta trasformazione della lingua in “volgare” cambiò Mons Gebel in Mongibello.
Secondo alcune teorie, al contrario, i Normanni conoscevano bene il senso del termine “gebel” e con la parola Mongibello intesero rafforzare il concetto di grandezza di questa montagna. La chiamarono, insomma, Monte Monte … ovvero “il monte dei monti”… il più grande, il più perfetto.
Altri significati attribuiti a Mongibello
Nel corso dei secoli successivi in molti hanno interpretato o reinterpretato il significato del nome Mongibello. Alcuni studi lo fanno risalire a Mulciber (colui che placa il fuoco), uno degli epiteti che i Romani attribuirono al dio Vulcano. Secondo altre teorie, invece, la parola deriva da Monte Bello, a sottolineare la bellezza dei paesaggi offerti dall’Etna.
Mongibello è ancora “la” montagna
Nel XXI secolo, alcune mappe geografiche portano ancora segnati entrambi i nomi del vulcano: Etna Mongibello. In realtà il nome medievale, ormai, è caduto del tutto in disuso. Lo si ritrova solamente nelle insegne di alcune ditte, di certi ristoranti o strutture di accoglienza. Nel territorio, un solo paese porta ancora oggi questa dicitura, sebbene deformata dai cambiamenti linguistici del tempo: San Giovanni Montebello, situato sul fianco est dell’Etna .
Ma il concetto di “monte dei monti” è rimasto vivo nella lingua degli abitanti etnei. Per loro, infatti, il vulcano non si chiama Etna, si chiama ‘a muntagna, “la montagna”. E il senso di rispetto che vibra nella loro voce quando pronunciano questa parola lascia intuire che per la gente del posto l’Etna non è un semplice elemento naturale ma una presenza viva, possente, intima. Come una madre, come un’amante capricciosa alla quale si perdona un po’ tutto … e un vulcano, si sa, ha molto da farsi perdonare!
Tracce di Mongibello
Sebbene in pochi lo usino, il nome Mongibello resiste ancora al tempo. Ne è rimasta una traccia quasi impercettibile in alcune carte tecniche relative alla geologia del vulcano che indica come “Mongibello” solo l’area dei crateri sommitali. I quali, effettivamente, sono quattro piccole montagne in cima a una montagna … anche loro, di fatto, espressione assoluta di questo “essere il monte dei monti”. (tutte le foto sono di Grazia Musumeci)