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Gennaio è quasi finito e l’anno 2026 quindi è iniziato, ormai. Ed è iniziato come tutti gli altri, con problemi e speranze. Ma il bello di certe narrazioni, soprattutto in Sicilia, è quello di legare gli eventi della vita alla “sorte” . Anticamente esisteva una fede quasi cieca nel destino, che era inevitabile, e l’unica cosa che si poteva fare per piegarlo a proprio favore era celebrare rituali scaramantici. Anche sull’Etna, un tempo, il Capodanno prevedeva determinate azioni da fare per cambiare la fortuna dei propri giorni.

Sale e olio

I paesi dell’Etna, in passato, amavano iniziare l’anno con la “cacciata d’a ucchiatura” ovvero con la scacciata del malocchio. Un esperto in rituali esoterici veniva in casa e sussurrava formule specifiche (solitamente tra Natale e Capodanno) indovinando il fato con delle macchie. Si versava dell’olio in un piatto, quindi si gettavano mucchietti di sale a casaccio e si osservavano le reazioni: le gocce che restavano unite e compatte rappresentavano la protezione che avrebbe cacciato la sfortuna dalla casa.

La direzione del fuoco

L’usanza di accendere dei falò nel periodo delle Feste di Natale, per i paesi del catanese e dell’Etna in particolare si lega fortemente al simbolo della fiamma come purificazione. Da quei falò i contadini “leggevano il destino”, infatti in base alla direzione che prendevano le fiamme si capiva se il raccolto (e quindi l’anno) sarebbe andato bene o meno. Secondo alcune tradizioni era invece la direzione del fumo a far capire l’esito della fortuna.

Vino per il vulcano

Lasciare un bicchiere di vino buono sulla sciara (la colata di lava fredda) o versarne una parte sulla roccia era un altro rito scaramantico molto usato, dagli abitanti etnei. Se “l’offerta del vino” serviva a ingraziarsi il vulcano – ovvero l’elemento che decideva vita e morte – come simbolo del destino, la pratica diventava ancora più importante quando questo era in eruzione. La tradizione di “lasciare il vino all’Etna” era in vigore ancora fino a pochi anni fa … quando, durante l’eruzione perfetta del 2001, la lava delle bocche apertesi a Piano Provenzana distrusse negozi e strutture turistiche. I proprietari, dopo aver svuotato i locali, lasciavano al centro solo una tavola apparecchiata, con sopra la bottiglia di vino e un bicchiere. Un’offerta di pace per placare la furia della montagna e riportare la fortuna all’equilibrio di sempre.

Rituali di Capodanno oggi

I rituali di oggi sono diversi e spesso legati alle tradizioni delle singole famiglie. L’aspetto “comunitario” di queste usanze ormai sta scomparendo ma restano alcuni gesti che si tramandano di generazione in generazione.

Non si tratta più di “magie” o di “formule” ma di modernissime abitudini: per esempio, iniziare l’anno dentro un rifugio – per assicurarsi ottime escursioni in montagna nei mesi a seguire; oppure, iniziare l’anno con una passeggiata sui migliori sentieri; o ancora, iniziare l’anno con un’ascesa ai crateri sommitali. Per alcune famiglie si deve assolutamente compiere “il primo picnic dell’anno” anche se c’è neve alta e ghiaccio per strada!

Per altre, il rituale è un caffè al Rifugio Sapienza o un punch caldo a Piano Provenzana. Rituali molto più abbordabili e sicuramente divertenti. Chi di voi ne ha fatto almeno uno?


Autore: Grazia Musumeci