No, non è ancora finita l’eruzione laterale dell’Etna che è scaturita da una frattura apertasi la mattina di Capodanno, 1 gennaio 2026. Molti organi di stampa hanno annunciato frettolosamente la fine di tutto quando i bracci di lava più avanzati si sono raffreddati, ma la bocca a monte è ancora calda e … “borbotta” allegramente! Forse anche l’Etna ha voluto calmare gli animi, dato che l’evento – meravigliosa espressione della natura – stava diventando anche esso fonte di polemiche sterili e pericolose. Ha parlato il vulcano, allora, ha messo tutti in pausa: autorità, guide ed escursionisti. Solo per un po’, finchè non deciderà altrimenti. Per ricordarci che è lui – anzi “idda” (lei) – che comanda, qui. Nessun altro.
Chiarimenti dell’INGV sull’eruzione
Il comunicato pubblicato il 9 gennaio infatti smentisce la fine dell’eruzione. Almeno per il momento, qualcosa lassù “ribolle” ancora.
<<L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo, comunica che sta continuando una modesta attività effusiva alle bocche eruttive apertesi giorno 1 gennaio nell’alta Valle del Bove. Durante la notte, nelle immagini delle telecamere di sorveglianza a Monte Cagliato, erano visibili continui bagliori in corrispondenza delle bocche eruttive. Durante un sopralluogo effettuato nella mattinata odierna da personale INGV-OE al teatro eruttivo sono stati osservati alcuni flussi lavici attivi nei pressi di Monte Simone. Il fronte lavico più avanzato si attesta ad una quota di qualche decina di metri sotto i 1900 m, e un altro, più ad est, a poche decine di metri sotto quota 2000 m. La parte a valle del campo lavico, con i fronti lavici più avanzati dell’ultima settimana, è ferma e in raffreddamento.
Durante diverse ore di lavoro sul terreno in Valle del Bove (foto 2 e 3), il personale INGV-OE non ha sentito alcun boato proveniente dai crateri sommitali e notato solo abbondante degassamento dai crateri di Sud-Est, Nord-Est e Voragine.
Dal punto di vista sismico dalla serata di ieri l’ampiezza media del tremore vulcanico oscilla tra valori medi e bassi.>>
Quindi l’Etna non ha ancora finito di sorprenderci. Cosa succederà nei prossimi mesi? Sarà interessante scoprirlo man mano.
Terremoti e magma
Non c’entra niente con l’attività vulcanica, invece, il sisma 5.3 che si è registrato la mattina del 10 gennaio nel mar Jonio, al largo di Siracusa. Avvertito in buona parte della Sicilia orientale e anche a Reggio Calabria, questa scossa fa parte dei movimenti tettonici delle (tante) faglie sommerse dello Jonio. Faglie che, per inciso, sono molto più pericolose dell’Etna e molto più imprevedibili!
I terremoti che causa l’Etna sono spesso dovuti dall’intrusione di magma nei condotti, movimento che tende ad “gonfiare e sgonfiare” il vulcano con i conseguenti mini terremoti che interessano i suoi paesi pedemontani. (FOTO G. MUSUMECI)